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MEDIAMORPHOSIS — Vol. 1

Come si costruisce una verità? E quali interessi si nascondono dietro ciò che viene presentato come progresso?

Progetto sviluppato da Tommaso Cherubini, New Media Artist e Creative Technologist, e Lorenzo Ciccarelli, ricercatore nel campo della biologia e della divulgazione scientifica.

Il progetto è navigabile solo da desktop

Schermo intero

MEDIAMORPHOSIS è un progetto di investigazione artistica che connette scienza e potere attraverso installazioni multimediali interattive. Attraversa epoche storiche diverse, ne mette in risalto eventi e personaggi chiave e costruisce un racconto capace di rivelare la ciclicità del tempo e le connessioni profonde tra sapere scientifico e potere.

Vol. 1 esplora i legami tra scienza, scoperte, innovazione e potere nell'espansione imperiale britannica del XIX secolo. L'installazione accoglie il pubblico in un ambiente che evoca un laboratorio di ricerca e di indagine scientifica: documenti, fonti e connessioni compongono un sistema in cui ogni elemento sembra trovare il proprio posto e la scienza confermare l'ordine delle cose.

Una grande mappa concettuale interattiva invita a seguire i fili che uniscono eventi, idee e interessi. Una scrivania permette di osservare al microscopio materiali bibliografici e d'archivio. Un pannello digitale offre una sintesi degli eventi e dei personaggi chiave.

Procedendo lungo la mappa, l'apparente coerenza del sistema rivela progressivamente le proprie contraddizioni. Il racconto del progresso si intreccia con lo schiavismo, l'imperialismo e la manipolazione della ricerca e della comunicazione. Un glitch incrina questa armonia: un'interferenza interrompe il percorso, mette in discussione ciò che sembrava evidente e lascia emergere i meccanismi del potere.

L'invito è a osservare, collegare e dubitare: delle fonti, delle narrazioni e dei sistemi attraverso cui il sapere acquista autorità.

Conoscere, Classificare, Convincere, Conquistare

Il primo capitolo affronta il ruolo del sapere scientifico nell'epoca dell'imperialismo. La scienza contribuì a legittimare e rafforzare i progetti imperiali; gli imperi, a loro volta, misero a disposizione risorse, territori, campioni e dati che alimentarono e accelerarono lo sviluppo scientifico. Alcuni casi emblematici, insieme alle innovazioni che li hanno resi possibili, mostrano come il sapere scientifico e tecnologico potesse diventare uno strumento di espansione e di legittimazione.

L'età degli imperi è tra le più profonde e aggressive accelerazioni della globalizzazione moderna, e senza di essa è difficile leggere la realtà contemporanea. È un periodo denso di trasformazioni politiche, economiche e culturali e di progressi scientifici, medici e tecnologici paragonabili, per portata delle innovazioni, a molti di quelli della nostra epoca. In questi anni maturano e si consolidano dinamiche destinate ad avere conseguenze decisive nel secolo successivo.

Il punto di partenza è un incontro casuale che sintetizza il tema dell'installazione. In un articolo pubblicato su Science nel 1900, dedicato a una conferenza di Ronald Ross, protagonista di questo primo capitolo, compare la frase: «Nel prossimo secolo il successo dell'imperialismo dipenderà in larga parte dal microscopio». Qui è racchiusa l'idea alla base dell'installazione: la scienza è uno strumento della conquista e, allo stesso tempo, un prodotto delle condizioni create dall'espansione imperiale.

Il successo delle attività imperialistiche richiedeva innanzitutto una rappresentazione e una classificazione del mondo e delle popolazioni che lo abitavano: una costruzione selettiva e soggettiva, funzionale alla definizione di gerarchie e alla giustificazione della propria supremazia. Descrivere e ordinare la realtà significava stabilire che cosa avesse valore economico, che cosa meritasse di essere sfruttato e che cosa potesse essere ignorato. Questa visione del mondo veniva poi trasmessa al pubblico attraverso immagini, libri, musei, mostre, giochi e giornali, e rendeva l'espansione coloniale un fenomeno familiare e, in molti casi, socialmente accettabile. La forza dello Stato e il suo progetto di espansione finivano per essere associati alla promessa del progresso scientifico e tecnologico.

La fase della conquista raccoglie e capitalizza i risultati di quelle precedenti: acquisire territori capaci di generare ricchezza, controllare rotte strategiche, accedere a nuove materie prime e favorire l'innovazione medica e tecnologica.

Restare in vita è la prima condizione per conquistare il mondo. Combattere le malattie e aumentare l'aspettativa di vita permettono di occupare e mantenere i territori. La conoscenza delle rotte marine, insieme a geografia, astronomia e meteorologia, rende possibile attraversare e collegare terre lontane.

Altrettanto decisiva è l'individuazione di nuovi materiali, materie prime, molecole e risorse capaci di aprire mercati da controllare o monopolizzare. Un nuovo tessuto, una pianta dalle proprietà particolari, nuove pelli animali, minerali: ogni scoperta può trasformarsi in una risorsa economica e strategica e alimentare la competizione tecnologica tra gli Stati.

La logica resta la stessa ancora oggi. Cambiano le scoperte.

L'installazione

MEDIAMORPHOSIS Vol. 1 traduce questo intreccio in un'enorme mappa concettuale che ricostruisce i collegamenti tra scienza, scoperte, innovazioni, potere, conquiste e imperialismo. Lo spettatore si immerge in un intricato e soffice gomitolo di lana: un ambiente rassicurante, armonioso e avvolgente, nel quale tutto sembra andare bene. Ogni filo è connesso agli altri e conduce verso un fine ultimo, svelato alla fine del percorso: schiavismo, imperialismo, manipolazione della ricerca e della comunicazione. Un glitch, unico elemento di rottura, interrompe l'armonia e fa cadere il sipario del potere.